Relazione sullo stato finanziario del Comune di Lardirago

Buona sera a tutti.

Ho fortemente voluto questo incontro con i cittadini perchè mi sta particolarmente a cuore fornire di prima mano informazioni sulle condizioni economiche in cui ci troviamo oggi.

Come ricorderete, subito dopo la nostra elezione vi avevamo convocato per illustrare i conti, così come li avevamo trovati: in quella riunione, confermata da un’altra successiva, avevo spiegato insieme al vicesindaco che risultavano agli atti un indebitamento massimo con la Cassa Depositi e Prestiti, che è la banca degli enti locali, un altro mutuo concesso da un istituto bancario privato, e circa 220.000 euro di debiti fuori bilancio, ovvero importi per la fornitura di beni e servizi richiesta e ottenuta dal Comune ma non inseriti nei bilanci dell’ente stesso.

Sulla scorta di questi fatti, abbiamo avviato il risanamento delle nostre finanze, cominciando il processo di riconoscimento dei vari debiti e destinando a bilancio tutte le risorse possibili allo scopo di prevederne il pagamento in un tempo ragionevole.
Prima di proseguire però vorrei sottolineare l’importanza dell’espressione “debiti fuori bilancio” che forse non è chiara a tutti.

Un Comune – come tutti gli enti economici pubblici o privati – presenta ogni anno ai propri cittadini, un Bilancio che, come tutti i Bilanci è fatto di Entrate (essenzialmente le tasse pagate dai cittadini) e di Uscite (le spese per acquisto di beni o servizi).

La legge prescrive tassativamente che il Bilancio debba pareggiare perché non è permesso spendere più di quanto entra in cassa; qualora in casi eccezionali questo avvenga, si deve immediatamente correre ai ripari; in casi particolarmente gravi si dichiara il “dissesto” (che è un po’ l’equivalente del fallimento per le aziende) ed il Comune viene commissariato.

Certo, errori ne possono capitare, ed è per questo che esiste l’istituto del debito fuori bilancio, ovverossia una spesa non prevista o dimenticata per un errore materiale.

Il caso di Lardirago è però abnorme: un Comune che ha un Bilancio di circa un milione di euro è impossibile che “dimentichi” spese per quasi – per lo meno ad oggi -quattrocentomila.

E’ ora di smettere di usare giri di parole: cifre di questa dimensione non sono state dimenticanze o errori di un impiegato, ma menzogne che avevano l’unico scopo di coprire incompetenza o peggio. Chi ha mentito sapeva benissimo di mentire e oggi stupisce vedere qualcuno che ancora cerca di fare il gioco delle tre carte arrivando al culmine di faccia tosta di sostenere che questa Amministrazione ha “fatto il record di debiti fuori Bilancio”.

I debiti fuori Bilancio, almeno i più pesanti, li ha in larga parte provocati proprio l’Amministrazione Cella: a noi è lasciato solo il dubbio onore di pagarli.

Esaminiamo perciò le ultime sorprese in ordine di tempo che rischiano di mandare a gambe all’aria tutta la meticolosa programmazione che avevamo predisposto, già risparmiando al centesimo tutto quanto possibile.

La causa Aboneco

Ci è stata notificata di recente una sentenza parziale, resa dal Tribunale di Pavia, relativa ad una vertenza sorta nel 2007 in occasione dello sversamento di gasolio nella Roggia Nuova. La cronistoria è presto fatta, anche se oggi non è tanto l’accaduto che ci riguarda, quanto le violazioni di legge:

  • Il 24/11/2007 il Sindaco e Responsabile dell’Ufficio Tecnico Cella chiede per iscritto alla Aboneco di intervenire sullo sversamento
  • L’Aboneco esegue
  • Il 4/1/2008 il Sindaco richiama ancora la Aboneco richiedendo ulteriori interventi
  • Il 7/1/2008 però ci ripensa ed invita Aboneco a non procedere per conto del Comune
  • I signori Milani, responsabili dello sversamento, vengono intimati con ordinanza solo il 29/11/2007 (5 giorni dopo l’episodio, alla faccia dell’urgenza), ma Aboneco continua ad avere rapporti solo col Comune, che sottoscriveva tutti i fogli di lavoro e non consentiva ai Milani nessuna decisione sul da farsi.
  • Quando la Aboneco chiede al Comune – unico ente con il quale aveva intrattenuto rapporti – il pagamento delle fatture per un totale di 240.000 euro, si vede opporre un netto rifiuto, non già perché avrebbero dovuto pagare i signori Milani, bensì perché “non sarebbe stato formalizzato alcun incarico ad Aboneco (lettera del 3/3/2008)” ed in effetti il Sindaco Cella sta dicendo il vero non avendo egli effettuato alcuna regolarizzazione contabile nonostante tutti i fogli di lavoro sottoscritti volta per volta.

I lavori furono affidati in urgenza, ma la legge prescrive che QUESTI VADANO REGOLARIZZATI IN BILANCIO ENTRO TRENTA GIORNI DAL LORO AFFIDAMENTO.

Naturalmente (nelle parole dell’avv. Ferrari che nella stessa causa contro Aboneco difendeva sia il Comune che il sig. Cella personalmente) “non si è mai fatta né una delibera, né tantomeno una determina di reperimento dei fondi” ciò non è stato fatto, né entro trenta giorni né entro i due anni successivi di mandato del Sindaco: i due bilanci furono redatti senza alcuna previsione di spesa relativa agli ingenti importi dei lavori. E’ come se, anziché mettere in mora i proprietari dell’impianto difettoso obbligandoli alla bonifica, il che avrebbe evitato che il Comune anticipasse somme il cui recupero è ora assai incerto il Sindaco e il Responsabile dell’Ufficio Tecnico si fossero dimenticati dell’intera faccenda.

Gli amministratori che si sono succeduti, Giardini e Commissario, non avevano notizia del fatto, e quindi i loro bilanci non hanno previsto questo debito che, d’altronde era già diventato un fuori bilancio nel 2008 quando Sindaco era ancora Luigi Cella.

Adesso il Giudice, con il suo provvedimento, ha emesso una sentenza parziale, in soldoni cominciando a condannarci per la somma che è già stata provata e dunque certa. Altro che riconoscere che il Sindaco ha agito nell’interesse della popolazione: il Giudice ha detto che il mandato, per quanto imperfetto, c’era e la fattura, almeno in parte per ora, va pagata.
In conclusione, QUESTI LAVORI SONO STATI ORDINATI ALLA DITTA ABONECO DAL COMUNE DI LARDIRAGO, CHE AVEVA L’OBBLIGO GIURIDICO DI METTERE LA SOMMA A BILANCIO. Non facendolo, il Sindaco ha licenziato bilanci che riportano una falsa descrizione di attivi e passivi, di fatto costringendo lui l’attuale amministrazione a riconoscere il debito e a trovare adesso al più presto le somme indicate dal Giudice.

Con una ulteriore aggravante: se le somme fossero state pagate a suo tempo, la ditta Aboneco non avrebbe dovuto iniziare una causa ed avremmo risparmiato quantomeno gli interessi, la rivalutazione del credito e le spese legali, che, ad oggi, ammontano ad euro 13.430 oltre al rimborso delle spese di consulenza di parte e d’ufficio.

Il principio, semplice per la verità, è quello che ho già ricordato: chi ordina un lavoro deve pagarlo, e vigilare sul fatto che l’importo richiesto sia congruo e adeguato. Successivamente, semmai, richiederà i soldi ai responsabili, ma questa non è cosa che riguarda chi ha ricevuto l’ordine di lavorare, che nulla sa né è interessato a terze persone.

Per pagare, però, il Comune deve aver messo a bilancio la somma per tempo, come sa chiunque abbia amministrato anche per pochi mesi la cosa pubblica, altrimenti nei guai viene messa l’intera cittadinanza, e non solo l’incauto amministratore.

In buona sostanza, fatti quattro conti, la somma che ci troveremo costretti a sborsare – almeno per il momento, poi potrebbe come ovvio aumentare, visto che la pretesa di Aboneco sfiora i 247.000 euro – tra capitale, interessi legali dal 2008, spese legali e spese per le perizie, sarà superiore agli 80.000 euro.

Il lotto PEEP

Purtroppo però questo non è l’unico guaio di questi giorni: è infatti giunta al protocollo dell’ente una richiesta di pagamento per circa 20.000 euro (più spese e rivalutazione) da parte degli architetti incaricati a metà del 2008 di redigere il progetto per il famoso lotto PEEP, ossia il piano di abitazioni di edilizia economica popolare mai realizzato.

In poche parole, la vicenda è andata così: l’Amministrazione e soprattutto il Sindaco, che era come al solito anche responsabile dell’Ufficio Tecnico, manifestava con una delibera la propria volontà di realizzare un gigantesco lotto PEEP di circa 35.000 mq in località chiamata Sabbioni.

Il terreno impegnato non è di proprietà comunale, bensì del Collegio Ghislieri, che non viene neppure interpellato in merito, e che immediatamente propone non uno, ma due ricorsi al TAR per far annullare la delibera del Sindaco.

Insomma si vorrebbe costruire su terreni che non si posseggono, chiunque di noi potrebbe prevedere come va a finire, ma non il Sindaco che, come nulla fosse affida la progettazione a due architetti, i quali effettuano il lavoro e depositano le tavole relative all’Ufficio Tecnico.

Ancora una volta dopo la fretta nell’affidare l’incarico subentra l’amnesia e al momento di fare il Bilancio questa spesa è già stata dimenticata per non essere più ripescata fino ad oggi.

Come ovvio, il Collegio vince entrambi i ricorsi, il che ci costa circa diecimila euro in spese legali, ma nel frattempo il Sindaco Cella – mai sfiorato dal dubbio in merito agli esisti dei ricorsi – ha tirato dritto: ha approvato il piano, lo ha adottato (tutto in Giunta, per carità, niente finisce in Consiglio) e ha persino – ciliegina sulla torta – comprato gli spazi pubblicitari sulla Provincia Pavese per pubblicare un avviso pubblico per selezionare i costruttori cui assegnare i lotti.

Ovviamente non si fa avanti nessuno, coronando degnamente un’operazione assolutamente inutile ma enormemente costosa per il Comune.

Sarebbe ormai acqua passata, non fosse che nessuno ha provveduto a pagare i professionisti incaricati della progettazione, i quali oggi si presentano in comune per l’incasso ad Amministratori che non sapevano neppure che cosa fosse stato loro richiesto.

Ieri Luigi Cella ha affidato a Facebook una confusa spiegazione dalla quale si capirebbe che a suo parere si sarebbe dovuti ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR: meno male che non decide più lui perché ovviamente avremmo perso anche questo ridicolo e futile ricorso, aggravando ulteriormente il conto da pagare.

Le cause

In effetti sembra che l’Amministrazione Cella avesse una passione per le carte bollate: dal 2001 al 2009, infatti, risulta che siano stati pagati dal Comune ad un solo Avvocato, e precisamente l’Avv. Prof. Giuseppe Ferrari importi per un totale di ben 179.373 euro.

Si badi, questo è quanto è stato pagato: ben ci potrebbero essere, relative allo stesso periodo, fatture ancora non maturate per cause non ancora finite, come ad esempio quella di Aboneco, di cui parlavamo prima. L’ingente somma può esser così suddivisa:

  • cause contro il Collegio Ghislieri circa 54.000 euro
  • cause contro privati circa 15.000 euro
  • cause per la vertenza della farmacia e la Dottoressa Parisio circa 33.000 euro
  • consulenze generiche al comune circa 40.000 euro
  • altre cause per circa 38.000 euro

E purtroppo, gran parte di queste cause le abbiamo perse, dovendo perciò anche in molti casi rimborsare le spese legali agli avversari.

Questa situazione è gravemente anomala e sicuramente genera dubbi sulla corretta gestione del denaro pubblico, tanto che sarà mia cura segnalarla, come pure tutto il resto che vi ho descritto prima, alla Corte dei Conti perchè effettui le proprie indagini e prenda le proprie risoluzioni.

Questa è la situazione ad oggi: il timore è che da qui al temine del nostro mandato si verifichino altri eventi che ci costringano una volta di più a rivoluzionare i conti per far fronte a disastri di cui siamo vittime incolpevoli. Contro questa eventualità, purtroppo non c’è possibilità alcuna di prevenzione, si possono solo tenere le dita incrociate.

Quale sarà la conseguenza concreta di questi guai finanziari che ci sono capitati come fulmini a ciel sereno per tutti noi?

E’ di tutta evidenza che di questo sopruso saremo tutti vittime, nel senso che il Comune, pur facendo tutto il possibile, non potrà legittimamente rifiutarsi di pagare quanto richiesto. Questo significherà che, se ci troveremo costretti a trovare oltre centomila euro di spese per debiti del tutto impreviste, questo ci costringerà a restringere ancora di più i cordoni della borsa: i servizi per i cittadini non si potranno ampliare, non sarà possibile effettuare lavori di miglioria nelle scuole, non si potranno aggiustare le strade, non si potranno offrire aiuti a chi ne ha più bisogno, e così via.

La sola cosa sulla quale non si potrà risparmiare di più sono i compensi agli amministratori, dato che nessuno di noi li ha mai percepiti e continueremo a non percepirli. Non è cosa da poco, visto che sino ad ora abbiamo consentito al comune di evitare una spesa pari a quasi 50.000 euro.

Anche in questa occasione, ci comporteremo come sempre, faremo appello alla comprensione di chi deve ricevere le somme, chiederemo di ratearle, insomma speriamo con la buona volontà che non ci manca di affrontare anche questi ultimi problemi.

Informazioni su giannicatalfamo

www.linkedin.com/it/giannicatalfamo
Questa voce è stata pubblicata in Cronache dal Comune. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Relazione sullo stato finanziario del Comune di Lardirago

  1. Pingback: Che differenza! | rilanciamo Lardirago

  2. Pingback: Il Baldo Cavaliere si meraviglia… | rilanciamo Lardirago

  3. Pingback: Canto i cavalier, l’arme e gli amori… | rilanciamo Lardirago

La tua opinione...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...