Consiglio Comunale 12/4/2016 – relazione del Sindaco

PREMESSA

Ci troviamo qui questa sera perché le due Consigliere di Minoranza, Signore Pelizza e Carella, mi hanno presentato richiesta di convocazione del Consiglio Comunale affinché io “spieghi la situazione del Comune alla luce delle sentenze avverse e alle scarse informazioni fino ad oggi fornite alla cittadinanza”.

Sulla richiesta si impongono alcuni rilievi importanti:

Punto primo, l’oggetto della richiesta formulata non rientra nelle competenze decisionali del Consiglio, e pertanto, a rigor di legge, stasera avremmo dovuto piuttosto trovarci per votare l’impossibilità di soddisfare la richiesta. Semmai la spiegazione della situazione finanziaria avrebbe dovuto esser oggetto di una interrogazione, o al più di una interpellanza, così come previsto, oltre che dal TUEL, anche dal nostro regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale, che si trova sul sito del Comune e che è stato consegnato a suo tempo alle Consigliere.

Punto secondo, l’affermazione che sarebbero state fornite scarse informazioni alla cittadinanza sui fatti accaduti, è una palese falsità, smentita dal comportamento stesso delle Consigliere, che hanno chiesto in  Comune ragione dell’uso di affiggere con frequenza comunicazioni nelle bacheche e nei pubblici esercizi allo scopo di dare notizia alla cittadinanza degli eventi che andavano verificandosi. E inoltre, per la prima volta nella storia di Lardirago, in osservanza alla promessa fatta agli elettori di informarli dello stato del Comune, sono state indette assemblee pubbliche, nel corso dei consigli comunali spesso le mie relazioni toccano i temi in questione, ed inoltre sono stati più volte distribuiti capillarmente volantini che davano conto di tutti i fatti salienti – soprattutto economici – di Lardirago.

Qualora le Consigliere non fossero adeguatamente informate, copia di tutto ciò che ho citato, ivi comprese le relazioni delle assemblee pubbliche, sono a loro disposizione in Comune, a semplice richiesta.

Nonostante queste premesse, poiché come dicevano i latini “repetita iuvant” e soprattutto perché con piacere questa Amministrazione rende conto di ciò che accade ed ha fatto della trasparenza il proprio tratto distintivo, al di là della regolarità formale o meno, ho riunito stasera il Consiglio Comunale cui propongo di accogliere la richiesta per consentirmi di spiegare ancora una volta tutto quanto verificatosi, ivi compresi gli ultimi recenti accadimenti.

RELAZIONE

Lo stato dell’arte al nostro arrivo in Comune nel maggio 2012 era stato ben riassunto dall’assessore competente Valerio Ferri nel settembre dello stesso anno: innanzi tutto si era rilevato un pesantissimo indebitamento con le banche, dovuto a mutui con varia scadenza originati tra l’altro da lavori chiaramente non di competenza dell’ente:  mi riferisco alle rotonde edificate su terreno provinciale, al rifacimento del tetto della chiesa, alla risistemazione di strade sempre di proprietà della provincia, per un totale di circa 1.500.000 euro, che costituiscono una voce di spesa mensile che impegna una parte non indifferente delle risorse che altrimenti potrebbero essere a disposizione dei servizi alla comunità.

A tale pesante voce di debito si aggiungeva quella relativa a fatture non pagate, ammontanti, alle prime ricognizioni fatte ai tempi, ad oltre 350.000 euro.

Più volte le Consigliere di Minoranza mi hanno fatto notare se fosse il caso di onorare tutti questi debiti fuori bilancio, o di non capire perché improvvisamente fossero saltati fuori tutti questi debiti: abbiamo sempre risposto, in molti Consigli Comunali e con decisa fermezza, che i debiti sono apparsi semplicemente perché si è finalmente fatta una ricognizione degli stessi, ossia un elenco preciso verificandone l’esigibilità, e che il loro pagamento non è solo un dovere morale che siamo fieri di avere nel nostro bagaglio, ma anche un preciso obbligo giuridico, la cui inosservanza, a lungo andare,  provoca danni irreparabili.

A questa situazione iniziale, accertata nei primissimi mesi di mandato, si sono aggiunte problematiche di varia natura, che ci hanno costretto a segnalazioni alla Corte dei Conti: parlo, oltre che di opere eseguite su proprietà non comunali, anche di accanimento giudiziario nei confronti di un cittadino costato alla comunità oltre 15.000 euro, di ingentissime somme per spese legali ingiustificate, di una causa persa con la società Aboneco, su cui non mi dilungo perché è stata oggetto di una specifica assemblea popolare, che ci vede debitori di una forte somma in quanto a suo tempo si provvide alla bonifica di un’area privata senza mettere in mora immediatamente  – come prevede la legge – i proprietari del sito interessato che avrebbero potuto e dovuto agire personalmente.

Il nostro Comune a causa della pesantezza del suo indebitamento con la Cassa Depositi e Prestiti non può più richiedere mutui ulteriori per opere pubbliche anche se di primaria necessità; tuttavia sino all’anno scorso era possibile ottenere prestiti per il pagamento di debiti fuori bilancio particolarmente rilevanti.

E’ per questo che gli Uffici hanno provveduto a richiedere due mutui: il primo per il pagamento dell’importo portato dalla sentenza parziale relativa alla causa Aboneco di cui ho testé parlato, per la quale stiamo lavorando ad una soddisfacente transazione dell’intera vicenda con l’Avvocato di controparte, e il secondo per pagare – finalmente! – la nostra quota relativa alla realizzazione di una vasca di raccolta acque commissionata ad ASM nel lontano 2005, regolarmente realizzata ed in uso ancora oggi, che non solo non era mai stata pagata, ma il cui importo non era neppure stato messo a bilancio. Sul punto si è discusso anche in Consiglio Comunale a suo tempo, perché la minoranza contestava – e contesta avendo votato contrario – il pagamento di un bene che non solo è stato correttamente realizzato, ma anche che continuiamo ad usare. Solo per inciso ricordo che, ovviamente, la pretesa di ASM nel frattempo non si è affatto prescritta.

Rimangono da esaminare le cause andate a sentenza nel corso del mio mandato e che ancora sono pendenti in sede di appello.

Esaminiamo per prima la questione relativa all’Autovelox installato sul nostro territorio da parte della ditta CITIESSE. Spiego in breve l’accaduto.

Nel 2006, senza alcuna gara di appalto e in violazione della normativa vigente, la ditta CITIESSE veniva incaricata dalla Giunta di Lardirago di installare una apparecchiatura Autovelox entrata in funzione nel 2007; il contratto – peraltro illegittimo – sarebbe stato firmato solo nel gennaio 2008.

Sei mesi dopo esso veniva rinegoziato, sempre in spregio alla legge e senza la dovuta gara d’appalto che avrebbe consentito il confronto tra più di una offerta; nel frattempo il Comune smetteva  senza contestazioni di pagare le fatture del fornitore cui aveva già versato ben euro 348.732 senza peraltro nulla contestare alla CITIESSE. stessa.

A fine agosto 2009, in seguito all’entrata in vigore di una direttiva del Ministero dell’Interno, l’Autovelox veniva definitivamente spento.

Nel 2010 la CITIESSE otteneva una ingiunzione per il pagamento di fatture arretrate per circa altri Euro 168.000; pertanto, nei 27 mesi in cui l’Autovelox è rimasto in funzione, il suo bilancio risulta il seguente:

  • multe comminate = euro 622.759 (al lordo di contestazioni e ricorsi)
  • di cui spese di notifica = euro 132.759
  • incassi teorici del Comune = euro 348.732
  • fatture ancora da pagare = euro 168.000

Si aggiunga che, nel frattempo, sono stati presentati contro le suddette contravvenzioni un gran numero di ricorsi, soprattutto perché gli avvisi delle multe erano stati firmati da soggetti inidonei, e la stragrande maggioranza di essi è stata accolta, con la conseguenza che le contravvenzioni sono state annullate.

La Giunta Giardini, successivamente insediatasi, ereditò dunque un contratto disastroso, e cercò di limitare i danni annullandolo per evitare di pagare almeno quanto ancora in sospeso e cercare di recuperare gli importi già erogati.

La causa in corso però nasce dopo, ovvero quando la CITIESSE chiede ed ottiene un decreto ingiuntivo per il pagamento dei rimanenti euro 168.000, al quale il Commissario Straordinario – che nel frattempo ha sostituito la giunta Giardini –  decide di opporsi.  Nel giudizio di primo grado però il Tribunale ha condannato l’Ente, ritenendo che le numerose irregolarità della procedura siano questione da risolvere tra il Comune ed i suoi Amministratori dell’epoca, e che esse non abbiano rilevanza nei confronti della CITIESSE.

Ho visto commenti a ruota libera su questa complessa vicenda, tra i quali quello secondo cui non si capirebbe come mai un debito di euro 168.000 sia “lievitato” fino a raggiungere i 300.000 euro (insinuandosi che una simile cifra me la sarei inventata io). La spiegazione è tuttavia semplicissima: all’importo originario si sono infatti sommati spese ed interessi (solo per questi ultimi vi è un aggravio di oltre 80.000 euro). I conti, eseguiti dall’Avv. Pizzi di CITIESSE ma verificati dal nostro avvocato, sono purtroppo corretti.

Contro questa sentenza che riteniamo del tutto iniqua il Comune, anche e soprattutto su consiglio del proprio legale, ha deciso di ricorrere in appello.

Infatti la decisione della Giunta, che agisce sempre in nome e per conto dei cittadini di Lardirago, non può e non deve prescindere dal parere del legale di fiducia dell’Ente, il quale è in ogni caso responsabile di quanto consigliato all’Amministrazione.

Per concludere pertanto, affinché non rimangano dubbi sul punto:                     

  1. L’appalto è stato affidato senza alcuna gara pubblica
  2. Il Consiglio Comunale non ha mai ratificato nessun atto
  3. E’ stato stipulato un contratto capestro che ci è costato una fortuna
  4. II Comune ha smesso di pagare le fatture del fornitore senza contestargli alcunché.                                                                               

Affrontiamo ora la questione Edilstrade.

Nel 2009, e precisamente il 27 maggio, ad appena qualche giorno dalle elezioni amministrative che si sarebbero tenute il 6 e il 7 giugno, l’allora Sindaco Cella decide di risistemare le strade Via Roma e Via F.lli Zoncada che attraversano il paese ma che, ohimè, non sono di proprietà comunale bensì sono provinciali.

Dà in tutta fretta incarico alla società Edilstrade, ovviamente senza stipulare alcun contratto e senza prendere alcun impegno di spesa. Infatti nella delibera, in spregio alla vigente normativa, non si indica il capitolo di bilancio attraverso il quale verrà soddisfatta la fattura della ditta incaricata, bensì ci si limita a precisare che “i lavori verranno onorati attraverso la stipula di un mutuo che verrà richiesto alla Cassa Depositi e Prestiti”.

I conti furono fatti senza l’oste: mai la Cassa erogò tale mutuo, né mai avrebbe potuto farlo, trattandosi di lavori eseguiti su beni non di proprietà del Comune.

La cosa venne evidenziata con chiarezza anche dall’Arch. Passerini, tecnico comunale, il quale protocollò una sua lettera nella quale precisava che “le opere di manutenzione delle strade provinciali sono di competenza dell’ente proprietario anche quando trattasi di porzioni all’interno del centro abitato”.

Non essendo stata pagata la fattura, la società Edilstrade chiede ed ottiene un decreto ingiuntivo. Contro di esso si oppone il Comune di Lardirago, che chiama anche in causa l’ormai ex Sindaco Cella perché risponda del suo operato.

Purtroppo anche in questo caso la ragione di chi ha fatto i lavori è la sola cosa su cui il Giudice – che cambia all’ultima udienza – appunta la sua attenzione, e condanna l’Ente a pagare la Edilstrade e a rifondere le spese legali ai convenuti, oltre a stabilire, in maniera del tutto arbitraria ed addirittura andando oltre il petitum, il pagamento di euro 5.000 al terzo chiamato.

Anche in questo caso, sentito il legale di fiducia dell’Ente, il Comune si trova costretto a ricorrere in appello, e la causa andrà in decisione nel novembre 2017.

Oltre al danno la beffa: infatti il Comune, che ha subito un comportamento dannoso ed illegittimo da parte del proprio Amministratore ed ha dovuto pagarne i debiti, si trova adesso costretto a spendere per spese legali cifre che sarebbe sicuramente stato più opportuno investire in servizi alla cittadinanza. Ma tant’è, come ci ricorda la Bibbia, le colpe dei padri ricadono sui figli per generazioni.

In forza della sentenza Edilstrade l’ex Sindaco Cella ha notificato al Comune e, soprattutto, alla Banca sede del servizio di Tesoreria dell’Ente un atto di pignoramento presso terzi con l’intento di recuperare forzatamente al più presto la somma totale di euro 24.966.

Un simile comportamento nei confronti del Comune che aveva amministrato in passato è stato però troppo affrettato e non sufficientemente accorto, perché nel frattempo si è verificato un fatto nuovo: è stata decisa dalla Cassazione, che ha messo così la parola fine ad una vicenda annosa, una questione ben più grave  di carattere penale contro il Signor Cella per abuso d’ufficio e di poteri.

Nel luglio 2010 infatti il GUP di Pavia disponeva il rinvio a giudizio, tra gli altri, dell’ex Sindaco Cella per i seguenti motivi:

1 – “perché in concorso con altri imputati, in assenza di permesso di costruire, in qualità di responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Lardirago e di consigliere di amministrazione della Cooperativa di Consumo tra i Lavoratori di Lardirago, realizzava sull’immobile sito in Via duca d’Aosta n°75 soggetto a vincolo di rispetto del castello di Lardirago, lavori edilizi …. opere iniziate nel novembre 2008”;

2 – “perché, sempre in concorso con altri imputati, i lavori erano privi anche di autorizzazione della sovraintendenza per i beni architettonici”;

3 – “perché quale responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Lardirago e Consigliere di Amministrazione della Cooperativa , pur essendo consapevole della realizzazione delle opere abusive … in assenza di permesso a costruire e di autorizzazione paesaggistica, omettendo l’adozione di qualunque provvedimento, intenzionalmente procurava alla cooperativa stessa un ingiusto vantaggio patrimoniale con danno per la cittadinanza di Lardirago”.

Il Tribunale Penale di Pavia riconosceva la colpevolezza del Signor Cella e lo condannava ad un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa), al pagamento delle spese processuali, all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e al risarcimento del danno patito dal Comune di Lardirago da liquidarsi in sede civile.

Avverso la sentenza Luigi Cella proponeva appello avanti la Corte Penale di Milano, la quale riformava parzialmente la prima sentenza, riducendogli la pena per i reati ascrittigli ad un anno di reclusione – pena sospesa – e ad un anno di interdizione dai pubblici uffici, confermando per il resto la sentenza di primo grado, ed aggiungendo la condanna alle spese legali sostenute dal comune anche per il secondo grado di giudizio.

Anche contro questa sentenza di appello Cella proponeva ricorso per Cassazione. La Corte di Cassazione, Sezione Penale, in data 6 aprile 2016 pronunciava sentenza definitiva confermando la sentenza di Corte d’Appello in ogni sua parte e condannando inoltre il ricorrente al pagamento a favore del Comune delle spese processuali anche di questa nuova fase di giudizio.

Questa ultima pronuncia fa definitivamente passare in giudicato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello,  condannando l’ex Sindaco ad un anno di reclusione – pena sospesa – ad un anno di interdizione dai pubblici uffici, al pagamento in favore del Comune di Lardirago delle spese legali dei tre gradi di giudizio, per un totale complessivo di circa euro 16.000 e al risarcimento sempre in favore del Comune di Lardirago del danno che il Giudice Civile vorrà liquidare. In merito la Giunta si appresta a deliberare per conferire mandato al proprio legale onde adire il Giudice Civile per la quantificazione, che permetterà al Comune di recuperare le somme relative.

La pretesa azionata dall’ex Sindaco attraverso il pignoramento presso terzi, quindi, deve fare i conti con questi due nuovi eventi: la somma già liquida ed esigibile pari alle spese processuali già indicate in euro 16.000, che compensano  parzialmente l’importo dovuto al  Signor Cella riducendolo ad euro 9.000; e il conguaglio di questa somma di euro 0.000 con l’ulteriore importo di risarcimento del danno civile subito dall’Ente.

Questo – in sintesi estrema e nei suoi aspetti macroscopici – lo stato attuale aggiornato  ad oggi delle condizioni  finanziarie in cui si trova il nostro comune. In accoglimento anche dei desiderata delle Consigliere di minoranza, che hanno invocato informazioni per la cittadinanza, copia della mia relazione verrà messa a disposizione di tutti i cittadini che ne faranno richiesta.

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